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La tattica nel calcio del 900 La tattica nel calcio del 900
L'evoluzione del modulo di gioco

Si discute spesso su quale sia il modulo migliore che la nostra squadra del cuore debba applicare e tutti, prima o poi, si sono trovati in disaccordo con l'allenatore della propria squadra o della nazionale...... ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero informati sulle varie tipologie tattiche per disporre la squadra in campo?
Proviamo a ripercorrere velocemente l'evoluzione tattica che ha accompagnato la crescita del nostro sport preferito:


Il WM
Nel 1925 fu inserita nei regolarmenti calcistici la regola del fuorigioco: il modulo che dominò in quel periodo fu ideato da Herbert Chapman (direttore tecnico dell'Arsenal).
Le principali innovazioni furono nell'allargamento della difesa all'esterno con l'introduzione del terzino, la difesa disposta orizzontalmente con il centromediano posto davanti con il compito di marcare il centrattacco avversario.
Inoltre, il centrocampo disposto a quadrilatero presentava due mediani centrali difensivi e due mezzali in appoggio alle due punte.
In difesa, Chapman, introdusse l'uso della diagonale, che consentiva alla squadra di non rimanere mai in uno contro uno grazie al movimento coordinato dei difensori.
Fu questa, probabilmente, la prima grande rivoluzione teorica applicata al calcio e, presto, tutte le squadre seguirono i dettami imposti dal WM.

Verrou o Riegel
Siamo nel 1932, Rappan (tecnico del Sevette di Ginevra) elabora una tattica che prevede una maggiore copertura in fase difensiva: 4 marcatori fissi.
Spostandosi lateralmente i difensori vanno a raddoppiare sull'attaccante avversario.
In mezzo al campo il centromediano è un vero e proprio playmaker, che imposta il gioco grazie all'aiuto di una delle due mezzali.
Rispetto al WM questo modulo è più protetto e semplice da attuare, poichè si rinuncia alla diagonale difensiva, inoltre i 4 difensori fissi portano ad una superiorità numerica al centro della difesa che difficilmente può essere soverchiata dagli avversari.
Per quanto detto, possiamo considerare questo modulo come l'antecessore del più famoso "catenaccio"

Catenaccio
come già detto, questo modulo non è che l'evoluzione italiana del Verrou.
La principale innovazione è l'introduzione del libero alle spalle della linea dei difensori, con i compiti di spazzare la palla dalla propria area di rigore e di contrare il centravanti che, eventualmente, riesca ad eludere il controllo dei difensori in linea.
Per quanto riguarda la fase offensiva, il catenaccio prevedeva, in sincrono con una difesa arcigna, rapidi contropiedi scaturiti da lanci lunghi della difesa.

4-2-4
questo modulo di gioco è stato sviluppato in Brasile e può essere visto come la risposta sudamericana alla scuola di pensiero europea.
Ai mondiali dl 1958 il Brasile si presentò con quattro difensori disposti in linea e pronti a scattare in avanti attuando la trappola del fuorigioco, mentre a centrocampo i due mediani centrali avevano il compito di interdire l'iniziativa avversaria.
La fase offensiva era affidata a due ali pure e due punte centrali, con una a turno pronta a rientrare a centrocampo nella fase difensiva.
Questo modulo ci fa capire la differente filosofia che all'epoca tracciava un solco netto tra europei e sudamericani, con quest'ultimi sempre pronti al calcio offensivo e, di conseguenza, con squadre fortemente votate all'attacco.

Calcio Totale
E' il 1974 quando esplode il fenomeno Olanda: una squadra eccezzionale che rivoluzionò il modo di interpretare il calcio.
I principi del calcio totale (seguiti da Crujff e compagni con la più assoluta dedizione) sono semplici e contemporameamente estremamente rivoluzionari:
1)Pressing a tutto campo
2)Intercambiabilità dei ruoli
3)Marcatura a zona per tutto il campo (il fuorigioco è sempre applicato)
4)squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi
5)Portiere che svolge il ruolo di libero
6)Frequenti inserimenti dei centrocampisti e dei difensori nelle azioni offensive
La principale conseguenza del modello olandese fu la scomparsa del calciatore iper-specializzato, prediligendo un calciatore veloce e resistente, capace di spostarsi rapidamente nelle varie zone del campo e di adattarsi a svolgere tutti i ruoli.
Crujff resterà probabilmente il miglior esempio di calciatore nato per muoversi nel modulo del calcio totale, data la pressochè totale padronanza di tutti i fondamentali.




I GIORNI NOSTRI
cosa hanno in comune Zeman e il suo 4-3-3, il Milan di Sacchi schierato col 4-4-2 e le squadre di Trapattoni?
Semplice, tutti questi schemi sono discendenti diretti del 4-4-2 brasiliano e del calcio totale olandese.
Ogni allenatore moderno inventa schemi ed allena in modo diverso, ma è certo che l'influenza dei moduli sopracitati (via via sempre più perfezionati e modificati) abbia un peso notevole sugli schieramenti delle squadre attuali.
Esaminiamo i principali moduli dei più famosi allenatori:

4-3-3 di Zeman:
si basa sul presidio territoriale della squadra, questo modulo presenta infinite soluzioni offensive, vuoi per i frequenti inserimenti dei centrocampisti o dei difensori laterali, sia per la presenza di tre attaccanti di ruolo.
Le ali partono molto larghe, mentre i tre di centrocampo costruiscono un triangolo in cui il mediano centrale funge da playmaker.
La squadra è molto corta (30/40 mt tra la linea della difesa e quella degli attaccanti) e tende a presidiare le zone del campo ove si svolga l'azione.

4-4-2 (Milan di Sacchi):
la squadra si dispone con un centrocampo a rombo, dove uno dei due mediani si trasforma in trequartista.
I laterali percorrono le fasce per raccordare difesa e attacco, sono praticamente dei tornanti.
la difesa è in linea, la marcatura è a zona e il fuorigioco è insistentamente cercato.
In attacco le due punte giocano centralmente, molto vicine fra loro e muovendosi in sincronia.
Il movimento coordinato dei reparti è una delle caratteristiche principali del Milan di Sacchi, così come il continuo e propositivo movimento senza palla.

3-4-3 di Zaccheroni:
In questo caso i difensori sono tre, tutti centrali e disposti a zona.
Quattro i centrocampisti nel modulo del tecnico romagnolo, due mediani centrali: uno deve interdire l'azione avversaria e recuperare palla, mentre l'altro è delegato alla costruzione del gioco.
I due laterali devono avere caratteristiche dinamiche molto elevate: questo è il ruolo più delicato nel modulo, dovendo i due esterni passare dalla fase difensiva a quella offensiva causando superiorità numerica in attacco.
L'attaccante centrale deve essere forte di testa, in modo da poter giocare di sponda con le due ali dinamiche e creare varchi che portano alla rete.

3-3-1-3 di Van Gaal:
considerato un "santone" del calcio, Van Gaal ha idee integraliste riconducibili al calcio totale dell'Olanda.
Questo modulo prevede un grande movimento e un'elevata interscambiabilità fra i giocatori, in modo che sia garantito l'equilibrio fra i reparti nelle fasi in cui non si è in possesso della palla.
I tre difensori sono a zona, il mediano centrale ha il ruolo di playmaker ed è sempre pronto a scalare per trasformarsi in difensore aggiunto.
Le due ali, molto larghe, si muovono a pendolo tra attacco e difesa, mentre i due attaccanti (una prima e una seconda punta) rimangono al centro.
Gli spazi in attacco possono così crearsi o dal movimento delle ali o dalla rifinitura della mezzapunta.
L'unico inconveniente palese di questo modulo è la dipendenza dalle capacità atletiche dei giocatori che devono necessariamente essere molto elevate, poichè questo stile di gioco è molto dispendioso in termini di energie.

5-3-2 (Italia agli Europei del 2000):
nel modulo adottato da Zoff agli ultimi Europei, si verifica l'ulteriore arretramento di un centrale nella linea difensiva, portando così il numero dei difensori a 5.
In questo modo i terzini sono sgravati di compiti strettamente difensivi e possono sgnciarsi per partecipare alla fase di attacco.
Questo presuppone una linea mediana composta da un centrale autentico playmaker, e i due laterali con spiccate doti offensive.
Nella fase di attacco il modulo muta in un 3-5-2, con i due attaccanti che presentano caratteristiche diverse e complementari (uno di peso e l'altro più dinamico che agisce da seconda punta).


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